Tennis e stili: l’arte di vivere (e forse di amare)
- Redazione La Capitale

- 9 giu 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Ci sono domande che ti porti appresso anche se non le conosce nessuno, come il segno dell’elastico delle mutande dopo una lunga giornata. Una di quelle è: «Sei più Borg o più McEnroe?». In quanto boomer, lì per lì, rispondi ricordando il mito della Svezia e quanto volevi essere come lui, perché piaceva alle tue compagne di scuola. Poi pensi che l’altro era mancino come te e allora…
Se ti fermi e rifletti, però, ti rendi conto che è una domanda-trappola. Perché quella domanda c’entra con il tennis, ma ti chiede qualcosa di più. Vuole sapere da te come vivi, come ami e come affronti le cose che contano.
Björn Borg, glaciale, potente e inesorabile da fondo campo, sembrava non potesse mai sbagliare, concentrazione pura. Ti dava l’idea di uno su cui, nella vita di tutti i giorni, avresti potuto contare. Emozioni? Non pervenute.
Era quello che nella vita reale non ti dice mai «ti amo», ma te ne accorgi per come ti sostiene e per quello che fa per te: con discrezione, senza proclami... che, più probabilmente, si fa mollare.
John McEnroe, l’artista. Imprevedibile, pronto sempre ad attaccare. Da lui ti aspettavi un errore, ma quel tocco poteva diventare un punto impossibile. Sapeva arrabbiarsi senza limiti con il mondo (in particolare l’arbitro che, se John fosse stato italiano, avrebbe chiamato cornuto) ma anche ridere come un bambino. Emozioni? Di più.
Era quello che nella vita reale ti dice «ti amo» dopo due giorni e che sa scaldarti l’anima. Uno che se ti ama, ti travolge … ma che, magari, ti molla.
Ecco. A me il tennis ha sempre fatto pensare a questo: come passi il tempo con l’altro. Preferisce palleggiare e durare senza esporti o buttarti a rete, rischiando di scopriti?
Oppure, se preferisci: ci si ama per resistere… o per sorprendersi? Poi, certo, sono passati gli anni e, nel tennis, sono arrivati gli altri «duetti», a ripetere il match tra questi due stili di gioco e, probabilmente, di vita come Sampras – Agassi e Djokovic – Federer.
Oggi guardo Sinner e Alcaraz e quella domanda ritorna: Björn e John? Sinner ha qualcosa di silenzioso, quasi meccanico ma elegante, armonico. Anche lì: fondo campo, sicurezza, costanza e infine… punto. L’altro, Alcaraz, esplosione in campo: corre, ride, smorza e … volée vincente.
A Roma ha vinto Carlos. A Parigi, pure, ma non è quello il punto.
Il punto è: chi vuoi essere tu? Entrambi? Gianluca direbbe: Nadal!
È una vita che ci provo a «giocare» come Rafael … ma tu sarai sicuramente più bravo.
di Alessandro Monteverdi






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