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Un futuro inclusivo attraverso lo sport: l'impegno della Ss Lazio nella lotta al razzismo e al bullismo

  • Immagine del redattore:  Redazione La Capitale
    Redazione La Capitale
  • 25 feb 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

La Ss Lazio promuove iniziative di inclusione sociale, lotta al razzismo e supporto ai giovani attraverso lo sport

Convegno «Lo sport che apre alla speranza - La sfida per generare inclusione e welfare sociale»
Convegno «Lo sport che apre alla speranza - La sfida per generare inclusione e welfare sociale»

Si è svolto oggi nella Sala Refettorio della Camera dei Deputati il convegno «Lo sport che apre alla speranza - La sfida per generare inclusione e welfare sociale», un evento significativo che ha visto il coinvolgimento di diverse realtà istituzionali e sportive. Promosso dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, dal Centro Servizi Sapienza Sport della Sapienza Università di Roma, con il patrocinio del CSI, Comitato Italiano Paralimpico e della Ss Lazio, l'incontro ha ricevuto anche il contributo dell'Unione Europea tramite il programma Erasmus Plus.


L’obiettivo principale del convegno è stato quello di riflettere sul ruolo fondamentale che lo sport ricopre nella costruzione di una società più inclusiva, solidale e attenta al benessere fisico e psicologico dei giovani. Il tema dell'incontro, che si è svolto in concomitanza con l’inizio del Giubileo, ha preso ispirazione dal motto «Pellegrini di speranza», evidenziando come lo sport possa rappresentare una vera e propria risorsa per il riscatto sociale e la coesione.


Il ruolo dello sport nella società: energia, speranza e riscatto sociale

Daniele Pasquini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, ha sottolineato come lo sport non debba essere visto solo come benessere fisico, ma come una «leva di energia», un «ancora di salvezza» che permette di affrontare le difficoltà e generare speranza. Le parole di Papa Francesco hanno rafforzato questo concetto: «Questa è gente che non vuole farsi raccontare la vita, vuole vederla con i suoi occhi. Ha fame, tanta fame di riscatto. Per questo certe vittorie portano a commuoversi».


Il diritto allo sport: una questione di inclusività e strutture adeguate

Nel corso del convegno, Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, ha sollevato una questione importante riguardo al diritto allo sport in Italia: «In Italia non esiste un diritto allo sport, nonostante sia stato inserito in Costituzione. La scuola è il presidio principale, ma troppo spesso la carenza di strutture adeguate limita l’accesso allo sport». Pancalli ha ribadito la necessità di una strategia di sistema che permetta di colmare il gap tra nord e sud e promuova una vera e propria inclusione attraverso lo sport.


Ss Lazio: un impegno concreto nella lotta al razzismo e nel supporto ai giovani

Anche la Ss Lazio, presente all’evento con Francesco Bruno Natale, responsabile dell'Ufficio Corporate Social Responsibility, ha voluto testimoniare il suo impegno in iniziative di inclusione sociale. «La Lazio ha sposato l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile», ha dichiarato Bruno Natale. La società sportiva, che da anni si fa promotrice di valori inclusivi, ha sottolineato l’importanza del mentoring tra i giovani, approfondendo temi cruciali come la lotta al razzismo, il bullismo e il cyberbullismo. «La nostra missione è quella di contribuire a creare un ecosistema sostenibile che promuova la salute, il benessere e l’inclusione attraverso lo sport», ha continuato. Tra i progetti promossi dalla Ss Lazio, si segnala la Quiet Room, uno spazio pensato per accogliere i ragazzi con disturbi generalizzati dello sviluppo, e la campagna «Rimettiamoli in gioco», destinata a raccogliere calzature sportive per i detenuti delle carceri romane.


Il progetto Best: integrazione sociale e inclusività tramite gli Esports

Il convegno ha anche dato spazio alla presentazione del progetto Best (Breaking Barriers Through Esports), finanziato dall’Unione Europea, che mira a promuovere l'inclusione sociale tra i giovani di età compresa tra i 13 e i 16 anni, riducendo il tasso di abbandono sportivo e riavvicinando i giovani con disabilità agli sport tradizionali. Un’iniziativa che sfrutta gli esports come strumento per favorire la socializzazione e abbattere le barriere fisiche e culturali.

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