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Sequestrate foto di Emanuela Orlandi fuori dalla Basilica di Santa Maria Maggiore: il racconto del fratello Pietro

  • Edoardo Iacolucci
  • 21 gen 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Le foto sono state restituite all’uscita, ma i proprietari sono stati accompagnati verso un’uscita secondaria della Basilica

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Pietro Orlandi, fratello di Emanuela

Durante i controlli per accedere alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, alcune persone hanno dovuto consegnare le foto di Emanuela Orlandi, contenute nei loro zaini e utilizzate durante il sit-in organizzato sabato scorso in piazza Cavour per il compleanno della ragazza. Le foto sono state restituite all’uscita, ma i proprietari sono stati accompagnati verso un’uscita secondaria della Basilica.


A raccontarlo è Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni. Cold case, per cui sono in corso da mesi le audizioni della Commissione d'inchiesta sulla sua scomparsa e su quella di Mirella Gregori.


In un post su Facebook, Pietro scrive: «Incredibile. Sabato alcune persone sono venute a Roma con delle foto di Emanuela per partecipare al sit-in e dimostrare, come nei precedenti incontri, la loro solidarietà. La mattina seguente, prima di ripartire, hanno deciso di visitare la Basilica di Santa Maria Maggiore. Avevano lo zaino con all’interno le foto utilizzate al sit-in. Durante i controlli, ormai prassi in questo periodo, ispezionano le borse di chi vuole entrare nella Basilica. Aprono e non trovano pistole, bombe o coltelli, ma peggio: trovano le foto di Emanuela, che immediatamente vengono sequestrate e tenute fuori dalla Basilica. Solo in questo modo è stato permesso loro di entrare».


Pietro Orlandi prosegue sottolineando l’assurdità dell’episodio: «È assurdo. Emanuela, o meglio la sua foto, è dovuta restare fuori, sequestrata fuori dalla Basilica. All’uscita le foto sono state restituite, ma i proprietari sono stati fatti uscire da un’uscita secondaria. Siamo arrivati a questo punto. Povera Emanuela, non c’è fine alla vergogna. Penso che qualcuno dovrà scusarsi. Al sit-in c’era uno striscione con scritto ‘Chi ha paura di Emanuela?’. Credo siano in tanti».

Un episodio che ha suscitato profonda indignazione. Ancora una volta le domande sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e sulla gestione del caso che, dal 1983, continua a rimanere irrisolto, rimangono senza risposta.



orlandi

Sit-in a Roma per Emanuela Orlandi: richieste di verità e giustizia

In piazza Cavour, a Roma, si è tenuto un sit-in per ricordare Emanuela Orlandi, cittadina vaticana scomparsa nel 1983 e che il 14 gennaio avrebbe compiuto 57 anni. Pietro Orlandi, fratello della ragazza, ha organizzato l’evento ribadendo: «Nessuno Stato può calpestare il diritto dei giusti: la verità».


Durante l’iniziativa, sono stati mostrati striscioni con messaggi come «Chi ha paura di Emanuela Orlandi?» e «Cosa significa Emanuela sta in cielo?», frase pronunciata dal Papa nel 2013.


L’avvocato della famiglia, Laura Sgrò, ha richiesto l’accesso alle agende dell’ex presidente Ciampi, ritenute ricche di informazioni utili, ma ha denunciato il rifiuto della presidenza della Repubblica, auspicando un intervento della Procura di Roma.


Pietro Orlandi ha sottolineato l’importanza della «pista inglese», che indicherebbe che Emanuela non sia morta subito dopo il rapimento e che il Vaticano possa essere coinvolto. Ha inoltre citato testimonianze su un presunto volo Roma-Londra richiesto dal Vaticano nell’agosto 1983.


Infine, Pietro Orlandi espresso fiducia per il ruolo di Vittorio Rizzi, oggi a capo dei Servizi, augurandosi così un progresso nelle indagini.


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