I detenuti di Regina Coeli d'estate vivono in condizioni estreme
- Edoardo Iacolucci
- 28 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Lo dice il rapporto d'Antigone: Regina Coeli diventa simbolo dell’emergenza carceraria italiana: celle sovraffollate, caldo insopportabile e condizioni igieniche al limite della sopravvivenza

Il sistema penitenziario italiano è in piena emergenza. Secondo l’ultimo rapporto di metà anno 2025 dell’Associazione Antigone, il tasso nazionale di affollamento carcerario ha raggiunto il 134,3%, con oltre 16mila detenuti privi di un posto letto regolamentare. In 62 istituti il sovraffollamento supera il 150%, e in 8 casi si supera addirittura il 190%.
Sovraffollamento e caldo estremo: una crisi che non si arresta
Questa situazione drammatica si accompagna a un progressivo degrado delle condizioni igienico-sanitarie e all’aggravarsi delle criticità psicosociali: il 14,2% dei detenuti ha una diagnosi psichiatrica grave, mentre il 21,7% assume regolarmente psicofarmaci. Anche l’ondata di caldo estivo sta trasformando molte carceri in luoghi invivibili, con celle piccole, prive di ventilazione, acqua corrente a intermittenza e alimenti che vanno a male.
Regina Coeli e Rebibbia: la drammatica realtà delle carceri di Roma
A Roma, la situazione è particolarmente allarmante. Nonostante l'impegno giornaliero e il difficile lavoro della nuova ed esperta direttrice Claudia Clementi, il carcere di Regina Coeli, uno degli istituti storici della Capitale, ha raggiunto un tasso di affollamento pari al 191%, collocandosi tra le otto strutture più sovraffollate d’Italia. Le testimonianze raccolte da Antigone parlano di «celle caldissime e invivibili», con detenuti costretti a convivere in spazi inferiori ai 3 metri quadrati per persona, in palese violazione della normativa europea sui diritti umani.
Nel carcere di Regina Coeli, la mancanza di ventilatori (cento ne sono arrivati in dono dagli avvocati romani) e l’assenza di acqua corrente in alcune ore del giorno trasformano ogni estate in un inferno. Il caldo è così soffocante che perfino le operatrici dello sportello Antigone sono state costrette ad abbandonare i colloqui per mancanza d’aria. L’odore della spazzatura abbandonata nei corridoi, la scarsità di igiene e la presenza di animali infestanti aggravano ulteriormente il disagio.
Anche a Rebibbia, il più grande istituto della Capitale, si registrano condizioni estreme. A luglio si sono verificate proteste interne da parte dei detenuti, esasperati dalla calura e dalle condizioni di detenzione. Questi episodi, nonostante l’introduzione del nuovo reato di rivolta penitenziaria con pene fino a 8 anni, confermano che la repressione non è una risposta efficace alla disperazione.
Urgente un cambio di rotta: misure alternative e riforma penitenziaria
Le risposte del governo, come la promessa di costruire 7.000 nuovi posti detentivi o l’introduzione di una task force per le misure alternative, si sono rivelate inefficaci o irrealistiche. A un anno dall’annuncio, solo 42 nuovi posti letto sono stati effettivamente realizzati, mentre 394 posti sono andati persi per inagibilità o lavori non conclusi.
Nel Lazio, la carenza di personale penitenziario è particolarmente grave: il rapporto detenuti/agente è tra i più alti d’Italia. A peggiorare il quadro è l’uso crescente della custodia chiusa, che riguarda oltre il 60% dei detenuti, limitando la possibilità di contatto con l’esterno e aumentando il rischio di autolesionismo e suicidio. A livello nazionale, sono già 45 i suicidi registrati nel 2025, un dato tragico che include anche casi che si sono verificati anche a Roma.
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