I 70 anni di Bruno Conti, il poeta del pallone che ha dribblato la vita e ha fatto innamorare una città intera
- Rebecca Manganaro
- 13 mar 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Dalle umili origini di Nettuno alla gloria con la Roma, fino alla battaglia contro la malattia: i 70 anni di Bruno Conti, l'uomo che ha fatto innamorare generazioni di romanisti

C'è chi nasce calciatore, chi diventa campione e chi, come Bruno Conti, diventa leggenda. A 70 anni appena compiuti, l'icona giallorossa si guarda indietro ripercorrendo la sua vita fatta di sacrifici, trionfi, dolori e un amore sconfinato per la Roma, la squadra che gli ha regalato tutto e a cui ha donato ogni battito del suo cuore.
Le umili origini e il sogno nato tra le strade di Nettuno
Bruno nasce tra le vie semplici di Nettuno, dove da bambino aiutava il padre a trasportare bombole del gas, spesso senza ricevere neppure la mancia. Un'infanzia di sacrifici e di sogni coltivati con il baseball, portato nella cittadina laziale dagli americani. Ma il destino aveva in serbo per lui il pallone da calcio, che lo avrebbe reso immortale.
«Roma è tutta la mia vita», racconta Bruno, «l’ho lasciata solo per due stagioni al Genoa, dove ho avuto la fortuna di incontrare un maestro come Gigi Simoni». E proprio in quei due anni di crescita, Bruno affinò quel talento unico, fatto di dribbling funambolici e colpi di genio che avrebbero fatto innamorare un'intera città.
L'amore per la Roma e l'amicizia con i grandi del calcio
Con la maglia giallorossa ha scritto la storia: uno scudetto, cinque Coppe Italia e quella maledetta finale di Coppa dei Campioni persa ai rigori contro il Liverpool nel 1984. «La delusione più grande della mia carriera», ammette, «arrivammo troppo carichi, mentre gli inglesi ridevano e scherzavano».
Maradona lo adorava e gli sussurrava spesso: «Quando vieni a Napoli?». Ma Bruno non avrebbe mai tradito la Roma. Perché Conti è stato molto più di un calciatore, è stato il simbolo della romanità, il numero 7 che ha colorato il bianco e nero di migliaia di tifosi.
Indimenticabile il legame con Roberto Pruzzo e Carlo Ancelotti, compagni di battaglie e di vita. E indimenticabile anche la sua esperienza da talent scout, capace di scoprire campioni come Daniele De Rossi e Alberto Aquilani: «Oggi si ragiona con gli algoritmi, ma abbiamo perso la scuola della strada», osserva con nostalgia.
La battaglia contro la malattia e l'abbraccio di Dan Friedkin
Due anni fa, la diagnosi che ha fatto tremare la Roma intera: un tumore al polmone. Ma Bruno, da vero combattente, ha dribblato anche questa sfida. «Devo ringraziare il mio medico di famiglia, il dottor Camilli, e il professor Rendina del Sant'Andrea. E non dimentico Dan Friedkin, che voleva portarmi a sue spese in America per curarmi. Conservo ancora le sue lettere».
Oggi Bruno sta bene e il sorriso è tornato a splendere sul volto di chi ha regalato gioia a un popolo intero. «Mi è riuscito un altro dribbling», dice con l'ironia e l'umiltà di chi non si è mai sentito un campione, nonostante lo sia stato a tutti gli effetti.
L'omaggio della Roma e l'affetto dei tifosi
Nel giorno del suo compleanno, la Roma lo ha celebrato con un post emozionante: «Campione d'Italia. Campione del Mondo. Simbolo eterno dei nostri colori. Buon compleanno Bruno Conti, sei la nostra storia».
Rosella Sensi, figlia dell'indimenticato presidente Franco, lo ha ringraziato per quei momenti difficili condivisi nella stagione del 2005, quando Bruno, in panchina, contribuì a salvare la squadra dalla retrocessione: «Di Bruno ce n’è uno solo», scrive.
E da Bilbao, i tifosi romanisti in trasfera si sono collegati in videochiamata per dedicargli un coro speciale, grazie al giornalista Max Leggeri. Perché Bruno Conti è questo: un pezzo di cuore giallorosso che batte ovunque nel mondo.
Un arcobaleno che ha colorato il bianco e nero di migliaia di persone
Con 402 presenze con la maglia della Roma, Bruno ha regalato gioia a una città intera. Con i suoi dribbling e la sua classe, ha fatto esattamente questo: ha regalato sogni a chi vive di Roma e per la Roma. E a 70 anni, con gli occhi lucidi e il cuore ancora innamorato, continua a farlo.










